Corriere della sera del 21 marzo 2001

IN TREMILA / Tra gli invitati alla presentazione ufficiale donna Assunta Almirante, Anja Pieroni, Pescante e Aiuti

Tajani riceve all’Hilton e «dimentica» la Lega


ROMA - Le aveva chiamate a raccolta un anno fa Francesco Storace, e loro avevano risposto in massa, contribuendo a farlo diventare presidente del Lazio. Potevano dunque, le mille e più signore romane, poliste ed entusiaste, bionde e rosse, impellicciate e inguantate o in top vedo-non vedo-vedo moltissimo e guidate da Lia Cursi sottrarsi alla presentazione ufficiale di Antonio Tajani, candidato sindaco fortemente voluto dal loro Francesco? Non potevano, e infatti eccole schierate in massa all’Hotel Hilton - assieme ad almeno altri duemila ospiti e a una buona fetta della Roma che conta - per applaudire l’uomo su cui la Casa delle Libertà conta per fare l’en plein nel Lazio, dopo le vittorie di Storace in Regione e di Moffa alla Provincia. L’occasione peraltro è di quelle ghiotte, perché con un Tajani prendi gratis l’intero vertice della Cdl: ci sono tutti, da Berlusconi a Fini, da Buttiglione a Casini, uniti per dire quanto è importante «la scelta di campo a Roma». Manca solo Umberto Bossi, refrattario, a parte la parentesi barese prima e napoletana poi, a farsi vivo in manifestazioni sotto il Po, e dal centrosinistra già punzecchiano: «Tajani si vergogna del senatur». Ruggisce, dal Nord, il leader leghista: «Stia zitto Veltroni, che rappresenta la Roma ladrona dei comunisti e del palazzo!», e poi comincia a spiegare che l’alleanza del Polo, nella Capitale, non è con la Lega Nord, ma con una sotto-lega che insomma, è altra cosa dal Carroccio doc. Sia come sia, spicca, per l’assenza, il simbolo leghista: ci sono tutti i loghi della Casa delle Libertà, manca il «marchio» dei lumbard.
Ma poco importa ai tremila e più stipati nella sala dell’Hilton, accaldati, imbandierati con tutti i colori del Polo (ci sono pure i vessilli dei socialisti di De Michelis, accordo sui collegi a parte). E poco importa ai tanti ospiti illustri in prima fila, prossimi candidati (l’avvocato Consolo, l’ex presidente del Coni Pescante, l’industriale Borghini, l’immunologo Aiuti), vecchi e semi-nuovi nomi dello spettacolo (la Lambertucci, la Elmi, Elsa Martinelli, Gisella Solio, Gabriella Carlucci), stelle del cielo socialista, quando quel cielo c’era (Anja Pieroni, Rosi Greco, Margherita Boniver), colonne del centrodestra come Assunta Almirante. Tutti e tutte, arrivati fin qui dopo aver attraversato il traffico impazzito proprio per il mega-comizione dell’Hilton, possono comunque consolarsi: arriva in ritardo Silvio Berlusconi, ma acchiappa al volo un microfono e, dopo essersi lamentato perché «anche attraverso gli ingorghi la sinistra tenta di non farci arrivare qui», dà la buona novella: «Ho appena letto gli ultimi sondaggi, quelli veri: volete sapere quanto ha l’Ulivo?». «Sììììì». «Bene: il 30%!». Boato. «E volete sapere quanto fanno con Rifondazione? Il 36%!». Sbandieramenti. «E ve lo dico quanto prende il Polo solo soletto? Ve lo dico: il 52%». Urla, olè, vai. «E tutti insieme, con la Lega e gli altri alleati? Il 57,8%!». È il gol, praticamente la gente è ormai salita sulle sedie per esultare, e quando subito dopo Storace prende la parola per dare l’inizio agli interventi, il clima è caldo, serve poco per incendiarlo. E non se la prende, il governatore del Lazio, quando Silvio ironizza davanti a tutti sul fatto che «avresti voluto manifesti con la scritta "Storace il pugnace" e "Storace il tenace". Li bocciai d’autorità e andò bene». Casini fa impazzire parecchie signore salutando «tutte le mamme d’Italia», Buttiglione le tranquillizza, Fini fa esplodere la sala abbracciando metaforicamente «tutte le mogli d’Italia». E Tajani? Da buon candidato sindaco snocciola il programma.

Paola Di Caro