Troppi delitti compiuti da minorenni, il Guardasigilli vuole riformare
il codice. Imputabili anche i dodicenni
«Punire i sedicenni come
adulti»
Il progetto di Castelli. Il sottosegretario Santelli: lo zingarello
non va mai in cella
di ROSANNA SANTORO
ROMA - Per il
Guardasigilli Roberto Castelli la giustizia minorile è un chiodo fisso. «Così
com’è non va. Non è possibile che reati anche gravissimi, commessi da minori,
restino impuniti», ripete da settimane il ministro ai suoi più stretti
collaboratori. E, dopo le nuove polemiche sulla possibile scarcerazione di Erika
e Omar, che hanno ucciso mamma e fratellino di lei, Castelli ha incaricato il
capo dell’ufficio legislativo di via Arenula, Gianni Verucci, di studiare una
riforma che si annuncia come una vera rivoluzione. Innanzi tutto si pensa di
abbassare dagli attuali 14 anni ai 12 la soglia di imputabilità, aprendo le
porte del carcere anche a chi ha più di 12 anni appunto. Inoltre si sta
ipotizzando di far passare la piena imputabilità dai 18 ai 16 anni, con la
conseguenza che dai 16 anni in su gli imputati verrebbero processati dai
tribunali ordinari, anziché da quelli minorili, senza quindi più usufruire degli
sconti di pena previsti.
Ma la riforma toccherà soprattutto le basi di
istituti sostanziali e processuali. Si sta infatti studiando l'introduzione di
due diversi gradi di imputabilità, legati ad esempio ai limiti di pena. «Oggi -
spiega il sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli - c’è una maggiore
maturità dei ragazzi rispetto al passato. E se si può sostenere che a 14, 15
anni uno non è in grado di comprendere che la pirateria informatica o la
bancarotta fraudolenta sono reati, certo a quell’età capisce benissimo cosa
significa uccidere mamma e papà a coltellate, o svaligiare un appartamento. Il
problema non può essere risolto in termini riduttivi, con il semplice
abbassamento della soglia dell’imputabilità. Si deve cambiare ottica, ribadendo
comunque un principio di responsabilità, sebbene attenuata, in quanto minori».
Proprio il riconoscimento dell’immaturità fa spalancare oggi le porte della
galera ai minorenni. «Nella maggior parte dei casi - commenta Santelli - le
assoluzioni per incapacità di intendere e di volere sono legate non alla pazzia,
ma all’immaturità. E in questi casi, contrariamente a quel che accade ai
maggiorenni socialmente pericolosi, non viene previsto neanche il manicomio
giudiziario, che esiste solo per gli adulti. Bisogna invece creare strutture di
recupero e cura cui affidare i minori, non limitandosi a rimandarli a casa.
Anche perché sono spesso proprio le famiglie ad avviarli alla delinquenza.
L’impunità riconosciuta oggi ai minori si tramuta anche nella creazione di
sacche di manovalanza per la criminalità. Non è un caso se la camorra usa i
ragazzini come killer».
A via Arenula sono quindi allo studio molte misure,
oltre a quelle sulla soglia di imputabilità, già indicata in 12 anni nel disegno
di legge presentato al Senato da Giuseppe Consolo, An, e combattuta dai giudici
minorili. Per il presidente del Tribunale dei minori di Roma, Magda Brienza, è
un’ipotesi «sconcertante», in quanto, «pur essendo più maturi di come erano anni
fa, i ragazzi non sanno controllarsi e agiscono senza pensare». E il giudice dei
minori di Salerno Pasquale Andria lancia una provocazione: «Ci sarebbe da
riconsiderare la posizione dei diciottenni assolutamente non maturi, che
andrebbero puniti in base al codice minorile».
«Ma la tutela del minore -
aggiunge il sottosegretario Santelli - deve per forza essere coniugata con la
tutela della società. Anche i tribunali dei minori dovrebbero funzionare in modo
diverso e sulla base di leggi nuove. Faccio un esempio. Oggi uno zingarello di
15 anni, con alle spalle 50 precedenti specifici per furti, non subisce alcuna
pena. Quando è stato varato il pacchetto sicurezza si sono dimenticati di
coordinarlo con la legislazione sui reati minorili. E il risultato è che per il
furto aggravato o per gli scippi non è possibile l’arresto dei ragazzi».
E
la settimana prossima si insedierà al Dipartimento per la giustizia minorile
Rosario Priore, il giudice istruttore di Ustica, del rapimento Moro e
dell’attentato al Papa, che Castelli ha voluto a capo dell’ufficio.