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giustizia giusta
Giuseppe Consolo (An): "La giustizia va gestita come un’azienda"

di Mauro Bazzucchi

L’opera di razionalizzazione del sistema giudiziario che attende i nostri parlamentari si preannuncia senz’altro complessa. I fronti sui quali gli addetti ai lavori sottolineano l’emergenza di un intervento sono molteplici e investono sia la procedura che l’essenza stessa dei codici penale e civile. Di fronte a squilibri e incongruenze, l’opinione del senatore Giuseppe Consolo, avvocato e componente della commissione Giustizia, può certamente contribuire a individuare alcune priorità. "La giustizia italiana non è giusta - afferma Consolo - perché giustizia è sinonimo di velocità. Per porre fine a questo stato di cose occorre anzitutto, ferma restando l’esclusiva competenza tecnica dei magistrati, consegnarne l’organizzazione ai privati. La giustizia deve essere gestita come un’azienda e in un’azienda non è pensabile che tutto il lavoro burocratico sia portato avanti dai manager. Per questo dico che un togato non può occuparsi, ad esempio, di bilanci ma deve lasciare campo libero a chi ha competenze in questo settore. La cultura imprenditoriale deve fare il suo ingresso nella giustizia anche prevedendo un sistema di incentivi per i magistrati più efficienti: chi produce di più deve anche guadagnare di più. Inoltre - prosegue Consolo - bisogna insistere nell’opera di depenalizzazione dei reati minori, perché non è possibile che si vada dal magistrato per ogni inezia". Il problema della depenalizzazione introduce quello, drammatico, del sovraffollamento delle carceri italiane: "E’ urgente introdurre delle norme che restituiscano alla pena la caratteristica rieducativa, prevista dall’art. 27 della Costituzione, visto che oggi non è più possibile concedere l’amnistia e che, nei fatti, quest’ultimo provvedimento è stato sostituito dalla prescrizione. Mi chiedo come si possa parlare di recupero del condannato quando carceri costruite per accogliere un determinato numero di detenuti si trovano ad averne più del doppio. Il problema - dice Consolo - è tanto più drammatico quanto investe anche degli innocenti: nel nostro paese più del 50 per cento dei detenuti in attesa di giudizio viene assolto. Tutto ciò stride con la Costituzione". La soluzione, per Consolo, è a portata di mano: "Per i casi più delicati, bisogna applicare il processo per direttissima. Faccio un esempio: nell’aeroporto di Amsterdam è possibile celebrare immediatamente i processi che riguardano quanti vengano accusati di traffico di droga, poiché al suo interno è stata predisposta un’aula giudiziaria. Ritengo che questo possa essere realizzato anche a Malpensa e a Fiumicino. In quel caso chi venisse condannato potrebbe espiare immediatamente la propria pena". L’accusa lanciata dal centrosinistra alla Casa delle libertà di elaborare norme su misura per alcuni indagati eccellenti viene respinta al mittente da Consolo: "Io non ho mai giudicato la legge pensando al privilegio che ne può derivare per qualcuno in particolare. Ho sempre valutato le leggi in base alla capacità di queste di soddisfare le esigenze della società, della quale fanno parte anche il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e via dicendo. La mia domanda è dunque questa: le leggi che stiamo facendo favoriscono il bene comune? La risposta non può che essere positiva, altrimenti dovremmo dedurne che il Parlamento è composto da irresponsabili". Le ultime battute Consolo le riserva alla questione, di stringente attualità, dell’assegnazione dei due posti vacanti di giudice costituzionale: "La mancata elezione, per due anni, dei giudici costituzionali è un fatto grave, che dimostra l’inefficienza della legge attuale. Questa prevede infatti una maggioranza di tre quinti del Parlamento, rispondendo ad una logica consociativa, figlia dell’epoca della proporzionale. La logica che oramai deve prevalere è quella secondo cui chi ha vinto si deve assumere interamente le responsabilità dei propri atti, per poi risponderne di fronte all’elettorato".

16.04.2002