7 febbraio 2003

«Abbraccio gli elettori,
questa è la loro vittoria»

E' finito il braccio di ferro tra Gianluigi Magri e Stefano Morselli. Ieri il Senato ha discusso e votato le dimissioni da senatore di Magri, che da tre giorni è stato chiamato al governo come sottosegretario dell'Economia, il ministero retto da Giulio Tremonti. Al posto di Magri subentra un altro bolognese: Stefano Morselli.
Allora, Morselli, la possiamo chiamare senatore?
«Adesso sì, perché in questa vicenda si giocava la credibilità delle Istituzioni e soprattutto il rispetto della volontà popolare, quindi un grande abbraccio ideale agli elettori. Questa, in fondo, è la loro vittoria».
Quando entrerà a palazzo Madama?
«Penso dalla prossima riunione del Senato: probabilmente fin dalla prossima settimana».
Ma lei ci ha sempre creduto?
«Sempre. Devo un particolare ringraziamento alla magistratura e alla stampa, alla procura di Modena e al dottor Manfredi Luongo: il procuratore aggiunto che con un tempismo eccezionale ha fatto immediatamente piena luce sull'accaduto».
Perché ringrazia anche la stampa?
«Perché si è sempre dimostrata libera, senza mai farsi condizionare. E fin dall'inizio di questa storia ha dato ampio spazio all'anomala vicenda consentendo ai lettori di seguirne il tortuoso iter e di farsi un'idea oggettiva su quanto stava accadendo».
Chi le è stato più vicino in questi lunghi venti mesi?
«Innanzitutto Gianfranco Fini, che non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio affettuoso e incondizionato, il gruppo senatoriale di An e soprattutto l'impareggiabile senatore Giuseppe Consolo. Logicamente il mio ringraziamento va a tutta la giunta delle elezioni del Senato, con in testa il presidente Giovanni Crema dello Sdi e il relatore, Aventino Frau, che si è prodigato nella ricerca della verità, ma anche a tutti gli elettori di tutti gli orientamenti politici e che mi hanno dato il loro costante sostegno».
In questi mesi, oltre al suo 'amore' per i rossoblù, come ha trascorso il tempo?
«Ho continuato a fare il parlamentare come sempre, cercando di occuparmi dei tanti problemi del Paese. Certo, con comprensibili difficoltà e grande tensione emotiva».
Ha mai pensato 'chissà se ce la farò' in questi mesi?
«No. Sono sempre stato molto ottimista e determinato. Anzi, le dico una cosa: questa mia vittoria la dedico a tutti quelli che mi guardavano con aria di sufficienza, con l'espressione che tradiva un solo pensiero: 'povero illuso, non ce la farà mai'».
Prova rancore per Magri?
«La politica non si fa col rancore».

di Marco Tavasani