ECONOMIA  
giovedì 3 aprile 2003, S. Riccardo  
   

Molto più difficile rivolgersi al giudice di pace per i rimborsi. E l'Ania non promette di abbassare le tariffe: decidere spetta alle singole società
Rc auto, è legge il decreto salva-compagnie
Le associazioni consumatori annunciano referendum abrogativo e ricorso alla Ue

ROMA. Via libera definitivo al Senato alla conversione in legge del decreto sulla Rc auto ribattezzato il 'frena-ricorsi'. Il provvedimento è passato senza nessuna modifica nonostante i circa 60 emendamenti dell'opposizione. Il centrosinistra è molto critico: si colpisce il senso di giustizia dei cittadini con un provvedimento che va contro le regole del mercato. I consumatori indiranno un referendum.
Il decreto rende praticamente impossibile ai singoli automobilisti di ricorrere al giudice di pace per ottenere il rimborso Rc auto, dopo che l'Antitrust ha condannato le compagnie per comportamenti lesivi della concorrenza. Contro la sentenza del giudice di pace, che è sempre inappellabile, il decreto autorizza invece tutti i gradi di giudizio quando si tratta di contratti bancari, assicurativi, finanziari. Bloccati dunque i 40mila ricorsi già prsentati. Nell'approvare il decreto 'salva compagnie', il centrodestra ha auspicato con ordini del giorno, che ora si abbassino le tariffe. Ma le attese ieri sono state subito freddate. L'Ania - l'associazione che aveva partecipato alle trattative con ministero e consumatori - ha precisato che a decidere sono le singole compagnie. Secondo il direttore Giampaolo Galli, che pure ha promesso che l'Ania premerà sui suoi associati perchè abbassino i prezzi, "più efficacia può avere la moral suasion esercitata dal ministro Antonio Marzano", su misure come il bonus ai neo-patentati e le facilitazioni alle famiglie. Il clima, secondo l'Ania è adesso più disteso e si potrà "riaprire un dialogo" con i consumatori. Che però parlano invece di "legge vergognosa" e promettono battaglia e pensano già a un referendum abrogativo. La proposta è del senatore della Margherita Roberto Manzione. La prospettiva di chiamare gli italiani alle urne per dire 'no' alla nuova legge piace all'Intesa dei consumatori, che conta anche sui ricorsi contro il decreto presentati alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia Ue. Cittadinanzattiva pensa di rivolgersi anche alla Commissione Ue "contro lo scempio a danno di milioni di cittadini italiani". Tutte azioni legali che, secondo l'Ania, hanno scarse probabilità di successo. Ma il fatto, secondo l'opposizione, è anche che si creeranno problemi e "appesantimenti" nei tempi per i ricorsi in tutti i casi di serialità, come forniture di energia elettrica, gas, acqua, ecc. E in ogni caso si contesta che il governo abbia cambiato le regole "in corsa". Ma critiche sono arrivate anche da parte di alcuni esponenti della maggioranza: "Si deve fare di più per dare giustizia agli assicurati che sono 18 milioni", ha detto il presidente della Commissione Industria del Senato, Francesco Pontone (An). A difendere le ragioni del decreto è invece il suo collega di partito Giuseppe Consolo, secondo il quale il decreto "costituisce un provvedimento giusto, non certo rivolto contro i consumatori". Il ministro Marzano riunirà di nuovo le parti entro venerdì.