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Approvazione definitiva
al Senato. Le associazioni dei consumatori forse proporranno
un referendum
Rc Auto, via libera al decreto frena-ricorsi
ROMA
Il
decreto che rende più difficili i ricorsi per l'Rc Auto
è legge. L'approvazione definitiva è avvenuta ieri al
Senato tra la ferma opposizione del centrosinistra e
qualche riserva anche nella maggioranza, che tuttavia
ha fatto passare il provvedimento contando su eventuali
riduzioni tariffarie che potrebbero adesso arrivare,
sulla base degli ordini del giorno di Camera e Senato
che chiedono queste misure in favore degli utenti. Ma
a raffreddare le aspettative in questo senso è stata
nel pomeriggio l'Ania che ha partecipato finora a tutte
le trattative con consumatori e ministero, precisando
che la decisione di applicare eventuali sconti «spetta
alle compagnie e non all'associazione che le rappresenta,
la quale non può agire in questo senso in base alla
legge Antitrust». Secondo il direttore generale Giampaolo
Galli, che ha comunque assicurato l'impegno dell'Ania
per esercitare una pressione per convincere le compagnie
ad abbassare i prezzi, «più efficacia da questo punto
di vista può avere la moral suasion esercitata dal ministro
Antonio Marzano», su misure come il bonus ai neo-patentati
e le facilitazioni alle famiglie. Il clima, in ogni
caso, secondo l'Ania è adesso più disteso e «sarà possibile
riaprire un dialogo sereno e costruttivo anche con i
consumatori». Una linea non condivisa dalle associazioni
dei consumatori che promettono battaglia, insieme agli
esponenti dell'opposizione, prefigurando la possibilità
di ricorrere a un referendum. La proposta è del senatore
della Margherita Roberto Manzione, che parla di «ennesima
pagina nera di questa XIV legislatura». La prospettiva
di chiamare gli italiani alle urne per dire "no"
alla nuova legge piace all'Intesa dei consumatori, che
comunque conta anche sui ricorsi contro il decreto presentati
alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia
Ue. Ma gli appelli non si fermerebbero qui: Cittadinanzattiva
pensa infatti di rivolgersi anche alla Commissione Ue
«contro lo scempio a danno di milioni di cittadini italiani».
Tutte azioni legali che però, secondo l'Ania, avrebbero
scarse probabilità di successo. Ma il fatto, secondo
l'opposizione, è anche che si creeranno problemi e «appesantimenti»
nei tempi per i ricorsi in tutti i casi dove è presente
la serialità» ovvero, ad esempio, per le forniture di
energia elettrica, gas, acqua, ecc. E in ogni caso si
contesta che il Governo abbia cambiato le regole «in
corsa». Ma critiche sono arrivate anche da parte di
alcuni esponenti della maggioranza: «Si deve fare di
più per dare giustizia agli assicurati che sono 18 milioni»,
ha detto il presidente della Commissione Industria di
palazzo Madama, Francesco Pontone (An). A difendere
le ragioni del decreto è invece il suo collega di partito
Giuseppe Consolo, secondo
il quale il decreto «costituisce un provvedimento giusto,
non certo rivolto contro i consumatori». L'argomento
è quindi ancora decisamente “caldo”: se ne riparlerà
in settimana quando il ministro Marzano chiamerà le
parti a sedersi nuovamente ad un tavolo di confronto.
(giovedì 3 aprile
2003) |
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