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Riforme
e progetti vanno «nella direzione opposta» a quella auspicata
Il giorno
dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario, restano alti
i toni della polemica. Ieri l’Associazione nazionale magistrati
- che ha guidato la protesta delle toghe - ha espresso «la pi?
viva preoccupazione» di fronte alla proposta di istituzione di
una Commissione parlamentare di inchiesta su Tangentopoli che «per
le finalit? perseguite e i poteri attribuiti, rischierebbe di mettere
in crisi il principio della separazione dei poteri». In un documento
approvato con cinque astensioni, il Comitato direttivo centrale dell’Anm
ha ricordato poi che «lo stato di disfunzione in cui siamo costretti
ad operare rischia di rendere vano ogni sforzo dei magistrati, del personale
amministrativo e di tutti altri operatori della giustizia. A Milano
abbiamo ascoltato con rispetto ed attenzione il ministro della Giustizia
Castelli. Egli ha ritenuto di esaltare gli effetti positivi sulla organizzazione
giudiziaria della sua gestione. Ma pi? che le parole valgono i fatti
e la situazione ? sotto gli occhi di tutti». L’Anm ha poi
ribadito di volere «riforme che vadano nella direzione di un pi?
efficace servizio giustizia reso ai cittadini. Ci conforta l’apprezzamento
del vicepresidente Rognoni per il contributo che l’associazionismo
dei magistrati porta al dibattito sulle riforme. Occorre razionalizzare
e rendere effettive per tutti le garanzie dirette ad assicurare il giusto
processo ed il pieno esercizio del diritto di difesa, eliminando i formalismi
inutili e sovrabbondanti. Le riforme attuate e i progetti in corso vanno
nella direzione opposta». Secca
la risposta di Giuseppe Consolo (An) membro della commissione Giustizia
di Palazzo Madama, per il quale
l’inaugurazione dell’anno giudiziario presso le corti di
Appello è stata caratterizzata «da tanta protesta e poca
proposta». Consolo ha spiegato di aver udito
magistrati parlare di giustizia «malata terminale» come
da estranei, come se la soluzione del problema non dipendesse anche
da loro. «E' inutile - ha proseguito - sventolare una Costituzione,
da tutti peraltro rispettata, senza dimostrare buona volontà
ed entusiasmo per voler guarire un malato sì, ma non certo terminale».
Bisogna, secondo Consolo, «unirci tutti noi addetti
ai lavori, parlamentari, magistrati ed avvocati, per risolvere quei
problemi che da troppi anni affliggono il pianeta giustizia».
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