Il leader della Margherita Francesco Rutelli si è rivolto al governo per chiedergli di mettersi al lavoro per varare una riforma della giustizia che «funzioni meglio per tutti». Mentre fino ad oggi, attacca Rutelli, sono state fatte solo «leggine per risolvere i problemi di una famiglia sola». «Se un cittadino va dal suo giudice per qualunque causa, penale o civile che sia, e si sente fissare la prossima udienza al 2006 o al 2007, basta questo elemento per capire come siamo messi male sulla giustizia» ha detto ancora Rutelli rispondendo ai giornalisti. A provocare forte preoccupazione tra i magistrati è invece la proposta della Cdl di istituire una commissione parlamentare di inchiesta che indaghi su Tangentopoli. Per le «finalità perseguite» ed i poteri attribuiti, avverte l'associazione dei magistrati (Anm), «rischierebbe di mettere in crisi il principio della separazione dei poteri». La Cdl respinge tutte le accuse dell'Ulivo e dei magistrati e denuncia la politicizzazione della magistratura che, come ha affermato il responsabile giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani, invece di fare autocritica per la lentezza della macchina giudiziaria esprime «posizioni politiche». Se non si fanno i processi, ha osservato Gargani, certamente non si può dare la colpa soltanto al governo ma anche i magistrati si devono interrogare se ci sono loro responsabilità. Quanto all'autonomia, non sono solo i magistrati a reclamarla ed a proteggerla, ha detto ancora l'esponente di Forza Italia, ma anche noi, il governo ed i cittadini, mentre i magistrati politicizzati dimostrano di non essere affatto autonomi. Dello stesso tenore sono le prese di posizione di An e di altri esponenti della Cdl. Per il senatore Giuseppe Consolo (An) nelle cerimonie svoltesi nelle Procure d'Italia c'è stata «tanta protesta e poca proposta». Ed i magistrati hanno definito la giustizia un malato terminale come se la soluzione del problema non dipendesse anche da loro. «Se vogliamo salvare la giustizia - ha concluso Consolo - dobbiamo unirci tutti noi addetti ai lavori, parlamentari, magistrati ed avvocati, per risolvere i gravi problemi». Molto polemico e critico nei confronti dei magistrati è stato il commento del presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella. I discorsi pronunciati dai procuratori generali, accusa, dimostra che la magistratura italiana è conservatrice e vuole salvaguardare i privilegi dei pubblici ministeri rispetto alla difesa ed ai diritti dei cittadini. «Come un clone - ha affermato ancora Pecorella - si sono riprodotti tanti "borrellini" che hanno scavato le loro trincee e sparano al primo che si avvicina». Oggi, è la sua conclusione, «l'unico modo per cambiare la magistratura è costringerla a cambiare perché da sola non lo farà mai». E. S. |