Ora il disegno di legge dovrà passare all'esame della Camera
In Europa solo Gran Bretagna, Svezia e Norvegia la puniscono
Primo sì del Senato alla legge
che reprime l'infibulazione
Pene detentive dai 6 ai 12 anni di carcere
per chi pratica le "mutilazioni sessuali"


ROMA - Non è ancora legge dello Stato, ma il primo passo è stato compiuto: la Commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera alla legge contro l'infibulazione, pratica di "iniziazione" per la donna, diffusa nell'Africa subsahariana ed "esportata" anche in Occidente. Pratica violenta, che prevede una "mutilazione" di parte dei genitali femminili. Una piccola operazione che solitamente avviene in condizioni igieniche scadenti, con coltelli, lamette o pezzi di vetro. Che fa male, nel corpo come nello spirito, come raccontano le donne che l'hanno subita, e che in Europa è vietata solo in tre paesi, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia.

Passato al Senato, ora il provvedimento (un disegno di legge presentato da Giuseppe Consolo, An) dovrà essere approvato anche dalla Camera. Al primo punto la repressione della pratica dell'infibulazione con pene che vanno dai 6 ai 12 anni di carcere. Aumenti della pena (fino a un terzo) sono previsti per coloro che praticano l'infibulazione su bambine o comunque minori. Vengono inoltre puniti tutti i casi di "violenza sulla persona diretta agli organi genitali e consistente in mutilazioni e lesioni effettuate in mancanza di esigenze terapeutiche al fine di condizionare le funzioni sessuali della vittima". Pene detentive sono previste anche per chi, residente in Italia, pratica l'infibulazione all'estero: il responsabile potrà essere punito al ritorno nel nostro paese.

Il disegno di legge, una volta approvato, colmerebbe il vuoto legislativo oggi esistente in Italia. Nei rari casi in cui sono state sporte denunce si sono infatti applicati gli articoli 582 e 583 del codice penale, relativi alle lesioni personali. La prima condanna inflitta (due anni di detenzione) da un tribunale italiano è del 1999 e riguarda un cittadino egiziano che nel 1994 fece infibulare, nel suo paese, la figlia. L'uomo, una volta tornato in Italia, è stato denunciato dalla moglie italiana.

Le istituzioni italiane sono state spesso sollecitate su questo tema dalle Ong e da gruppi e associazioni della società civile. Leili Khosravi, ginecologa italiana di religione musulmana, che da dieci anni si occupa del problema esprime soddisfazione, ma lancia un avvertimento: "E' importante - ha commentato la Khosravi - che queste leggi siano sempre associate alla rieducazione, che nel Servizio sanitario nazionale, e negli ospedali, ci siano persone capaci di accogliere con competenza e, piano piano, aiutare l'inserimento sociale di queste donne nel nostro paese".

(12 febbraio 2003)