3 ottobre 2002 |
| TELEKOM
SERBIA Nell’audizione alla Commissione d’indagine, i giudici subalpini minimizzano 400 miliardi? «Non rilevanti» di Mauro Bottarelli |
| ROMA - Il fatto non costituisce reato. È questa, espressa in
un linguaggio più consono a un’aula di tribunale che a una parlamentare,
la conclusione cui sono giunti i magistrati della Procura di Torino
sentiti ieri dalla Commissione parlamentare sul caso Telekom Serbia. Già,
perché stando a quanto filtrato dalle audizioni conclusesi alle 16 di
ieri, per il procuratore aggiunto Bruno Tinti la differenza di 200-400
miliardi di denaro pubblico (italiano e serbo), frutto di una volontaria
sovrastima fatta da Stet sul valore dell’azienda di tlc jugoslava, «non è
rilevante». Ma partiamo da principio. L’atmosfera a Palazzo San Macuto è di quelle dei giorni che contano. Ressa all’ingresso di via del Seminario, traffico impazzito, polizia che a stento riesce a sgomberare la strada dalla folla in attesa. Ma le audizioni non c’entrano nulla: la calca è per Silvio Berlusconi che commemora qui la figura dell’ex parlamentare socialista Sergio Moroni e lancia stilettate contro il pool di Milano e il Pci per Tangentopoli. L’aula al quarto piano non è esattamente al centro dell’interesse dei media: sono quattro in tutto i colleghi della stampa presenti. D’altronde tutti gli atti sono segretati, non filtra nulla. Anzi no, qualcosa alla fine filtra sempre dalle maglie un po’ allentate delle promesse di "bocche cucite" parlamentari. «Abbiamo appreso circostanze importanti suscettibili di approfondimenti sulle quali la commissione svolgerà ogni indagine», fa sapere con uno scarno comunicato stampa il presidente della Commissione d’inchiesta, Enzo Trantino. «L’accertamento è come la prova», ha detto poi il presidente dell’organismo bicamerale» «È una montagna che bisogna scalare con percorsi studiati e con la prudenza necessari. Fin dalla prossima settimana cominceremo con le sedute pubbliche che prevedono l’audizione di soggetti informati dei fatti». «L’audizione dei giudici di Torino ha sicuramente evidenziato, in un senso e nell’altro - rilancia il senatore Giuseppe Consolo, capogruppo di An in commissione - importanti accadimenti che saranno, questi sì, oggetto di approfondite indagini da parte della commissione di inchiesta». «Abbiamo preso atto - ha invece affermato Carlo Taormina, componente per Forza Italia - che l’inchiesta torinese ha avuto modesti risultati. I giudici del pool appaiono scoraggiati per un verso e per l’altro ritengono di non intravedere reati. Inoltre - ha concluso - abbiamo saputo oggi che parte del materiale sull’inchiesta è ancora a Torino». Fin qui l’ufficialità, poi si passa ai boatos di corridoio, strappati tra un rincorsa e una sosta prolungata in "zona proibita". Nessun reato, come anticipato. Ma neppure nessuna perizia per valutare il valore delle azioni di Telekom Serbia: visto che non si intravedono reati, sarebbe stato inutile compierla. E, per lo stesso motivo, non si sarebbe indagato né sul livello politico né su quello finanziario del caso: nulla. Né sull’attività del ministero degli Esteri, né su quella del Tesoro dell’epoca. Stando all’avvocato Carlo Taormina, «l’inchiesta torinese sarebbe basata unicamente su moltissimi articoli di stampa sul tema, sull’audizione di alcuni giornalisti e poco altro. Le rogatorie al riguardo sono negative e quelle in corso apparirebbero poco significative. Si può fare molto - ha concluso Taormina - come Commissione d’inchiesta, bisogna però vedere se esiste la volontà di operare in tal senso. Si può andare fino in fondo per capire come si è giunta alla cifra "gonfiata" per l’acquisto di Telekom Serbia e capire anche il perché della pochezza di risultati ottenuti dalla Procura di Torino». In attesa che le prossime audizioni facciano un po’ di chiarezza al riguardo, cerchiamo di capire qualcosa di più . Su richiesta dell’allora Stet la società Ubs di Zurigo deve fissare il valore di Telekom Serbia. Applica i suoi parametri, background macroeconomico, trend storici e recenti, scenari politici ed economici, agenda delle riforme possibili, mercato, consumi, tariffe e quant’altro possa apparire utile al conseguimento dell’affare e alla sua convenienza. Fatto questo, indica un prezzo d’acquisto a Roma. Qui si apre il giallo, tutto da confermare ma apparentemente verosimile. L’incaricato dell’Ubs avrebbe infatti dichiarato al riguardo: «Successe il finimondo. Mi chiama da Roma un assistente dell’amministratore delegato e poi ancora un altro e, a brutto muso, mi dicono che il prezzo è troppo basso. Che la valutazione deve crescere, che così vuole Belgrado». L’uomo dell’Ubs fa finta di non capire. Ma da Roma, qualche giorno dopo, si sente chiedere il file (in programma Excel) con i dettagli della valutazione. Richiesta stravagante. Per una banca, quei file sono proprietà intellettuale. Ed è inconsueto che un cliente chiede di averli a disposizione. Anche perché, una volta inviato, chi può garantire che il file non sia manomesso e le cifre cambiate? L’Ubs di Zurigo invia il file in via del tutto eccezionale a Roma e, stando ai rumors, la valutazione di Telekom Serbia viene accresciuta con qualche accorto aggiustamento. Vero? Falso? Sta alla Commissione d’inchiesta capirlo: di certo appare strano che un’acquirente chiede alla propria società di revisione di ritoccare al rialzo il valore dell’azienda che vuole comprare, no? E perché un’operazione di questo genere è stata affidata a una società di diritto olandese controllata da Stet? Inoltre, a chi erano indirizzati i versamenti da Stet sui conti della Paribas Banque di Francoforte e della Bercley’s Bank di Londra? E come mai non fu tenuto in considerazione il rapporto della società di revisione Cooper & Laiband che denunciava una sovrastima degli utili e del capitale di Telekom Serbia: ovvero, visti i bilanci, li bollò come non conformi? Mistero. Di Stato. |