10 ottobre 2002 |
| Giallo anche per la contemporaneità delle
visite del segretario Ds e del leader di Stet, Tommasi di Vignano, a Belgrado il 15 gennaio 1997 Telekom Serbia: «Fassino fu informato» L’ex ambasciatore Bascone conferma l’esistenza di una lettera con la quale si evidenziavano i rischi di Pippo Caselli |
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ROMA - Finalmente la verità sulla missiva che Fassino disse di non aver mai ricevuto riguardo l’affaire Telekom Serbia è emersa. Con quella lettera riservata, inviata il 13 febbraio del 1997, l’ex ambasciatore a Belgrado Francesco Bascone informò infatti l’allora sottosegretario agli Esteri, Piero Fassino sui "rischi economici e politici" legati all’operazione che nel giugno del '97 portò all’acquisizione del pacchetto azionario di controllo di Telekom Serbia da parte di Telecom Italia. La circostanza, che era stata resa nota già lo scorso anno, è stata riferita dallo stesso Bascone, nel corso di un’audizione di circa due ore di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta Telekom-Serbia. Il diplomatico ha poi riferito di aver preso carta e penna e di aver messo al corrente delle sue preoccupazioni Fassino dopo aver già manifestato personalmente all’attuale segretario dei Ds, in visita per la seconda volta a Belgrado, il 15 gennaio del 1997, il disappunto per "la segretezza" con cui i funzionari Telecom stavano conducendo le trattative con il governo serbo. Bascone ha infatti riferito una circostanza che alcuni commissari hanno giudicato "anomala": l’ex amministratore delegato della Telecom, Tommaso Tommasi di Vignano, era a Belgrado proprio lo stesso giorno in cui era in visita ufficiale Piero Fassino. «Tommasi - ha detto Bascone - non si fece mai vivo con me o con l’ambasciata. Poi appresi che si incontrò con Milosevic, con l’allora ministro degli esteri serbo Milutinovic, e con il primo ministro serbo Marianovic». Di questa trattativa l’ambasciatore venne a conoscenza successivamente perchè - ha riferito - «era difficile organizzare un incontro tra Fassino e Milutinovic». Quando poi avvenne l’incontro politico, «Fassino fu informato in maniera canzonatoria e con sarcasmo da Milutinovic che gli disse: "le cose importanti le stiamo trattando con altri"». Il diplomatico ha riferito lo stupore e il disappunto di Fassino. Incalzato dalle domande dei commissari, in particolare da quelle di Carlo Taormina (Fi), Bascone ha poi reso noto che, sempre il 15 gennaio 1997, a Belgrado c'era anche il capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri, Dini. «Credo che avesse altri incontri, comunque separati da quelli di Fassino - ha detto l’ex ambasciatore - La sua visita fu molto breve e anche un po’ imprevista». Alla domanda se fosse a conoscenza di una possibile partecipazione di Vattani all’incontro con Tommaso Tommasi di Vignano e i vertici serbi, Bascone ha risposto "non lo so". Ma una buona parte delle domande che gli sono state rivolte hanno riguardato l’esito delle preoccupazioni espresse per iscritto dall’ambasciatore al ministero degli esteri (oltre alla lettera di quattro pagine inviata a Fassino, Bascone inviò due telegrammi, uno il 7 e l’altro il 25 febbraio del 1997). «Dai miei sondaggi, a voce, chiesi se la lettera fosse arrivata e mi fu risposto: "non ti preoccupare è all’attenzione di chi di dovere, è al primo piano". E lì c'è l’ufficio del ministro e altri uffici, non quello del sottosegretario». Nell’ultimo telegramma, invece, Bascone mise al corrente il ministero degli Esteri dell’esito di un incontro avuto il 20 febbraio del '97 con due dirigenti Telecom (Miranda e Rosati) al quale l’ambasciatore chiarimenti su un’operazione che fino a «novembre del 1996 sembrava solo l’acquisizione della seconda licenza di telefonia mobile», ma che dall’inizio del '97 cominciò ad apparire qualcosa di ben più importante. Infine una stoccata polemica, seppure sempre con i toni del diplomatico, riguardo il suo trasferimento da Belgrado a Cipro. «Non è stata proprio una promozione. Motivo? Sono gli alti e bassi della carriera. Certo è che non mi aspettavo questo trasferimento». Immediate le repliche politiche all’audizione. Per il presidente della Commissione, Enzo Trantino (An), la seduta di ieri ha segnato "un notevole passo avanti" mentre il capogruppo di An, Giuseppe Consolo, la commissione è chiamata a fare luce sulla "singolare coincidenza" della presenza a Belgrado, il 15 gennaio del '97, dell’allora sottosegretario agli Esteri Piero Fassino e del presidente della Telecom Tommaso Tommasi. Per Consolo, si tratta di un episodio «particolarmente singolare perché il dottor Tommasi, da quanto risulta dalla stampa, sosterrebbe di non aver avuto alcun contatto con il ministero degli Esteri in relazione all’operazione Telekom Serbia». Immediate le repliche della sinistra, secondo la quale dalla deposizione di Bascone sarebbero emerse «solo insinuazioni interessate». Addirittura in vena di assoluzione in diessino Calvi, secondo il quale Bascone ha dimostrato «l’estraneità dell’esecutivo e del ministero degli Esteri dall’operazione finanziaria in Jugoslavia». |