Savoia:
«Le leggi razziali ROMA
— «Uno scherzo del destino», è così
che dall'esilio ginevrino Vittorio Emanuele commenta la singolare coincidenza
di date. Da ieri, infatti, i discendenti di Casa Savoia possono rientrare
in Italia, ma ieri era il 10 novembre e in quello stesso giorno del
'38 il Consiglio dei ministri presieduto da Benito Mussolini avviò
l'impianto delle leggi razziali, che nei giorni successivi venne recepito
da due regi decreti. Fu quello l'inizio della persecuzione degli ebrei
italiani, prezzo che l'Italia fascista pagò all'alleanza con
la Germania di Hitler. Ebbene, quei decreti legge furono firmati da
Vittorio Emanuele III, il cui nipote, ieri, ha compiuto quell'autocritica
che in molti ancora gli chiedevano. «La data del 10 novembre rappresenta
per noi il ricordo di una macchia indelebile per la storia della famiglia»,
ha scritto in una nota con cui comunica la necessità di posticipare
il rientro in patria causa indisposizione. Una «macchia»,
dunque, pergiunta «indelebile». Non è la prima volta
che Vittorio Emanuele affronta il delicato tema delle leggi razziali,
ma è la prima volta che lo fa con tanta chiarezza. Il figlio
Emanuele Filiberto, infatti, nel luglio di due anni fa aveva chiesto
scusa per la persecuzione degli ebrei e il giorno successivo il padre
aveva parlato di «macchia indelebile» ma senza legarla esplicitamente
alla «storia della famiglia». Il fatto, aggiunse, non può
essere cancellato con «una formuletta» rituale. Nel gennaio
2001, poi, richiesto di un commento sulle leggi razziali tagliò
corto: «Non so cosa dire». Seguirono dichiarazioni tese
a minimizzare la reale portata della «persecuzione degli ebrei
italiani». di Andrea Cangini |