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CASO
TELEKOM SERBIA
Secondo
il manager, fu l'allora premier a sollecitare le sue dimissioni. Perché? ROMA – Fu l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi a premere perché Biagio Agnes nel gennaio del 1997 lasciasse la guida della Stet. Almeno così riferì al diretto interessato il direttore generale dell'epoca del ministero del Tesoro Mario Draghi, dopo che l'allora responsabile del dicastero Carlo Azeglio Ciampi lo aveva invitato a dimettersi. Lo ha sostenuto Agnes nel corso di un'audizione davanti alla Commissione di inchiesta su Telekom Serbia. Agnes ha ripercorso la vicenda che portò alle sue dimissioni, seguite a stretto giro di posta a quelle dell'amministratore delegato di Stet,Ernesto Pascale. E alla domanda se ritenesse che il suo allontanamento fosse legato alla vicenda Telekom Serbia, ha risposto: «Non lo so e non voglio neanche pensarlo. Certamente quando è apparso su Repubblica il primo servizio su Telekom Serbia, qualche pensierino l'ho fatto. Ma si trattava di un pensierino ingenuo». Sollecitato dal presidente della Commissione Enzo Trantino a confermare il contenuto di un'intervista rilasciata al Giornale sul suo allontamento dalla Stet, Agnes ha ricostruito puntigliosamente il giorno delle sue dimissioni, cominciato con la sua convocazione al ministero del Tesoro, avvenuta dopo che a Pascale era già stato chiesto di andare via. «Sono stato ricevuto dall'allora ministro del Tesoro Ciampi, alla presenza del dott. Draghi. Con Ciampi c'è stato un colloquio civilissimo. Al mio diniego, quando mi è stato detto di dimettermi perché sarebbe stato meglio che nuove forze facessero le privatizzazioni, Ciampi mi ha risposto: “benissimo, la capisco, faccia come vuole”. Draghi mi ha accompagnato alla macchina e mi ha detto: le conviene dimettersi; lei ha pure famiglia. E nell'ascensore mi ha chiesto: “ma lei non è amico di Prodi? perché? è Prodi che insiste molto perché voi andiate via”». Insomma dall'incontro con Ciampi, ha sottolineato ancora Agnes, «sono andato via con la sicurezza di non dimettermi. Dopo il colloquio con Draghi, ci ho ripensato, ho telefonato a mia moglie e mi sono dimesso». Agnes ha poi detto di non saper dare una ragione alla sua rimozione. «Non so dare una spiegazione, perché come dissi quando lasciai la Stet, la richiesta di dimettermi mi sembrò illogica e anomala». Ha poi ricordato che qualche mese prima delle dimissioni era stato confermato dal Tesoro alla guida della Stet e che l'azienda stava attraversando un periodo più che buono: «la Stet era considerata una grossa industria, avevamo l'invidia della Fiat». Ma sull'affare Telekom Serbia Agnes ha detto di non sapere nulla, visto che quando era al vertice della Stet «non ho avuto la possibilità di esaminare quelle carte». Ancora incalzato da alcuni componenti della Commissione sulla possibilità che il governo potesse ignorare l'esistenza della trattativa che poi portò all'acquisizione del 49 per cento di Telekom Serbia, ha risposto: «Le più grosse operazioni in Stet le facevamo quanto meno con l'informazione al ministero degli Esteri».. Agnes – che tra l'altro, ancora su sollecitazione di alcuni parlamentari, ha fatto notare come il suo successore alla guida della Stet avesse la sua stessa età o fosse «più anziano» di lui – sarà ascoltato dalla Commissione nuovamente il 14 gennaio e per quella data è stata rinviata anche l'audizione di Francesco Chirichigno, ex amministratore delegato di Telecom Italia. «Sono rimasto sconcertato nell'apprendere da Agnes che l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi fu l'artefice del suo siluramento di Agnes dalla Stet». Giuseppe Consolo, capogruppo di An nella Commissione Telekom Serbia, commenta così l'audizione del dell'ex presidente della Stet. Uno sconcerto legato anche al fatto che «Agnes assieme a Pascale aveva ottenuto bilanci record» , e che entrambi erano «estranei a Telekom Serbia». Di qui la conclusione: «è bene o male indagare su questa delicata vicenda?». |